ALESSANDRIA – OPERAZIONE DEI CARABINIERI NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI AD UN’ASSOCIAZIONE CRIMINALE

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ALESSANDRIA – A partire dalle prime luci dell’alba di oggi giovedì 3 novembre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Alessandria e della Compagnia CC di Tortona, coordinati dalla locale Procura della Repubblica e coadiuvati da oltre 150 militari appartenenti alle altre Compagnie del Comando Provinciale di Alessandria e ai Comandi Arma territorialmente competenti per le Province di Milano, Caserta, Brescia, Varese, Savona, Roma, Avellino e Pavia, con il supporto di unità cinofili antidroga e antiesplosivo del Nucleo CC Cinofili di Volpiano (TO).

Essi hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere,
arresti domiciliari e obbligo di dimora, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Alessandria il 18 ottobre u.s. nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, fatta salva la doverosa presunzione d’innocenza, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, riciclaggio e ricettazione di veicoli, mezzi d’opera e merce in essi contenuta, posti in essere in diverse province del nord Italia, nel periodo compreso tra i mesi di ottobre 2020 e aprile 2021.

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23 le perquisizioni effettuate nei confronti di altrettanti indagati, dei quali 12 colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di dimora.


6, i soggetti tratti in arresto dei quali: 3, condotti in carcere a Milano e a Alessandria; 3, posti agli arresti domiciliari a Serravalle Scrivia (AL), Tortona e Maddaloni (CE).


6 quelli sottoposti ad obbligo di dimora – con divieto di allontanarsi dal luogo di dimora nelle ore notturne – nelle province di Alessandria, Brescia e Varese.


Le indagini, scaturite a seguito del ritrovamento nell’area del tortonese – nota, tra
l’altro, per essere uno dei principali poli logistici del nord-ovest del Paese – di diversi mezzi rubati, sono state caratterizzate da complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno consentito agli investigatori, coordinati dalla Procura alessandrina, di ricondurre tali rinvenimenti all’attività di un vero e proprio sodalizio criminale, le cui figure di spicco erano rimaste già coinvolte, in passato, in altre indagini che avevano riguardato soggetti appartenenti o contigui ad associazioni di stampo mafioso di matrice ‘ndranghetista, operanti nel settore del trasporto merci e della logistica del tortonese mediante imprese del settore spesso intestate a loro congiunti.


La refurtiva, asportata nel nord Italia, in particolare nelle province di Verona e Milano, veniva poi trasferita e nascosta nel tortonese, all’interno di capannoni di proprietà o affittati da privati, dove i mezzi venivano svuotati della merce trasportata e poi “cannibalizzati” o, mediante l’alterazione dei telai e delle targhe, contraffatti per essere rivenduti.


I riscontri effettuati dai Carabinieri hanno anche accertato come, in una circostanza, i trattori rubati erano stati già caricati su un bilico per essere portati in provincia di
Caserta, dove erano stati già rivenduti ad un nuovo acquirente.


Al vertice dell’organizzazione, in cui i ruoli degli associati erano ben definiti, un
italiano, di origini calabresi, e un egiziano.

Il primo sovrintendeva all’attività di riciclaggio e smercio della refurtiva, mentre il secondo, insieme ad altri due extracomunitari, era quello che si occupava di individuare e rubare i mezzi di trasporto.


Il calabrese, inoltre, si avvaleva a sua volta di altri tre soggetti, tutti di nazionalità
italiana, ai quali era affidata, sotto la sua supervisione, la responsabilità dell’occultamento dei mezzi rubati all’interno di capannoni inutilizzati o in disuso, e
della successiva alterazione dei numeri di telaio per la loro successiva commercializzazione.


13 i mezzi complessivamente rinvenuti nel corso delle indagini e delle perquisizioni di questa notte, tra i quali due container, la maggior parte dei quali già restituiti ai legittimi proprietari, per un valore complessivo di oltre 500mila euro.


Rinvenuti e sequestrati, ad alcuni degli indagati, anche 35mila euro e 500 dollari in contanti, ritenuti provento dell’attività delittuosa.

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