PAVIA PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

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PAVIA – Storia, musica e cultura hanno inondato la Sala Dell’Annunciata, avvolgendo le massime Autorità cittadine, il Referente provinciale di ANED (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), i Rappresentanti della Consulta degli Studenti e i musicisti del Conservatorio Vittadini; questi ultimi hanno effettuato gli intermezzi musicali.

L’evento – che stato condiviso in diretta sul sito, sul canale Youtube e sulla pagina Facebook del Comune di Pavia, nonché in televisione (sui canali 89 e 691 del digitale terrestre) sulla base di un accordo tra il Comune e Milano Pavia Tv -, si è tenuto giovedì 27 gennaio, alle 10.30, per il Giorno della Memoria.

Il Presidente della Provincia di Pavia, Giovanni Palli è intervenuto precisando: “La Memoria, oggi e sempre, non può e non dev’essere uno strumento per chiudere nei recinti dei ricordi le atrocità di Auschwitz, inteso come l’eblema del totalitarismo razzista, ma uno strumento per chi costruisce nel presente un futuro migliore.”.

“In Italia circa 7500 le vittime tra i 35mila cittadini deportati italiani di origine ebraica, oltre 10mila vittime tra i 24mila così detti deportati politici italiani, da 40/50 mila vittime tra 600mila deportati o internati militari italiani.”, i numeri, che fanno rabbrividire, sono stati esposti da Guido Magenes, Referente Provinciale ANED.

Uomini, donne, bambini, anziani, tutti deportati al quale sono state dedicate le Pietre d’inciampo sul nostro territorio nazionale, anche in provincia.

“In provincia a partire dal 2018 fino a quest’anno, siamo arrivati ad un totale di 40 Pietre d’inciampo.”, ha condiviso Magenes.

Il Sindaco di Pavia:

Gentili Autorità,

Egregie Rappresentanze dei Medagliati,

Cari Studenti e Concittadini,

si insiste spesso e giustamente sul valore della memoria, sull’opportunità di coltivarla, sulla necessità di evitare, attraverso di essa, che le tragedie della storia si ripetano.

È un tema su cui tanti, prima di me, si sono soffermati, e sui cui tanti, oggi, si soffermeranno.

Non mi dilungo quindi sul punto.

Ciò che mi preme dire è che il ricordo di tragedie come l’Olocausto, benché doveroso, non è semplice.

Hanno avuto modo di sottolinearlo, in più di un’occasione, gli stessi sopravvissuti ai campi di sterminio, ed in particolare la Senatrice a vita Liliana Segre, che la nostra Città ha avuto l’onore di ospitare, nel 2020, quando il Comune le conferì la benemerenza di San Siro.

Non è semplice non solo per il dolore che quelle memorie generano, comprensibilmente, in chi quelle tragedie le ha vissute, ma anche per il disagio che ciascuno di noi prova nel rivolgere lo sguardo verso l’abisso della crudeltà umana, la follia cieca delle ideologie, l’assurdità della violenza elevata a principio.

È uno sforzo, e in quanto tale l’istinto suggerirebbe di respingerlo.

La ragione, però, ci impone di accettarlo: ci impone di farci carico, come posteri, della responsabilità di guardare in faccia gli orrori compiuti dall’umanità, lungo il suo cammino, e dire basta, mai più. Ci pone l’obbligo di dare seguito, come continuatori, a quello straordinario strumento di conoscenza che è la narrazione dei testimoni diretti, la cui importanza è stata ribadita, ieri, da una preziosa intervista della stessa Senatrice Segre.

Questo esercizio di memoria, come dicevo gravoso, consente però di scoprire che l’umanità non fu solo odio e che accanto agli indicibili episodi di crudeltà ve ne furono altri di solidarietà; che in parallelo allo sterminio vi fu chi volle portare soccorso al suo prossimo, perfino a rischio della propria incolumità; che il lungo sonno della ragione seppe essere rimpiazzato da una presa di coscienza, da un ritorno al rispetto della vita come valore supremo.

Sono consapevolezze di cui soprattutto Voi giovani, Voi studenti, dovete farvi depositari.

Sono certo che ne sarete all’altezza.

Grazie a tutti.“.

Akanksha De Sutti

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Pubblicato da Pontenews

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