“NOI VOGLIAMO I NOSTRI DIRITTI”: DIPENDENTI DI “MILIARDO YIDA” SFRUTTATI, ALZANO LA TESTA E FANNO SENTIRE LA VOCE

03/02/2020

Video di: Notizie Pontecurone e Dintorni – Pontenews – Video a cura di: Akanksha De Sutti

Noi vogliamo i nostri diritti! Noi vogliamo i nostri diritti!“, le voci rompono il silenzio di una mattina apparentemente come tante altre. Siamo davanti alla nota azienda “Miliardo Yida” che si occupa di recupero di plastica e carta da macero, situata sulla strada statale che collega Pontecurone a Tortona.

Giovedì 30 gennaio i dipendenti, e molti altri iscritti al sindacato “S.I. COBAS Lavoratori Autorganizzati“, circa ottantré, hanno ribadito i diritti di tutti noi lavoratori.

I motivi della manifestazione – spiega uno dei membri – sono: la mancata sicurezza, lavoro in nero ed intimidazione da parte dei titolari che, a seguito delle iscrizioni di alcuni dipendenti, hanno richiesto di disconoscere la firma sulla delega d’iscrizione.

L’appartenente al sindacato “S.I. COBAS Lavoratori Autorganizzati” ha chiarito molti casi che si sono verificati all’interno dell’azienda: non uso di mascherine, nonostante l’eccesso di emissione di fumi cancerogeni, lavoro sotto eccessiva pressione e pause da lavoro di massimo 10 minuti ogni quattro o cinque ore.

Durante la manifestazione sei dipendenti sono stati costretti a lavorare in azienda dalle 17 alle 24 ore con ritmo estenuante.

Hanno cercato di avere un incontro con l’azienda, senza però ricevere alcuna risposta, e di contro si è ottenuto unicamente la continua pressione anche indirizzata a coloro che sono intenzionati a lasciare l’impresa, attraverso intimidazioni date dalle tante affermazioni riguardo l’impossibilità di trovare lavoro altrove; e per chi invece è stato licenziato, non ha avuto modo di ricevere prima alcuna lettera di richiamo.

Le malattie non le pagano, buste paghe false, contratti falsi. Uno tra i dipendenti che lavora da due anni, ha un contratto da quattro mesi, uno che ha appena iniziato a lavorare, ha un contratto indeterminato.

Inoltre, non sono mancate le diverse sollecitazioni per il rilascio dell’assegno familiare, richiesto da molti dipendenti ed ottenuto solo a seguito dell’iscrizione al sindacato S.I. COBAS.

Tra i lavoratori, uno ha voluto raccontare la sua storia che ha dell’inverosimile, ma purtroppo è realtà.

Islam, durante la sua routine lavorativa, è caduto dentro la vasca adibita alla recupero della plastica.

Rimasto gravemente ferito, è dovuto andare al pronto soccorso e su richiesta dell’azienda non ha sporto denuncia rimanendo a casa per un mese ed aspettando che, come promesso dall’impresa stessa, gli pagassero addirittura lo stipendio del mese.

Il diritto alla tutela, alla malattia, allo sciopero dei lavoratori è per tutti, non ci devono essere delle ripercussioni e per questo la nostra Redazione vi terrà aggiornati sui risvolti.

Akanksha De Sutti

Pubblicato da Pontenews

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